
Dal 2024 tutti gli immobili destinati agli affitti brevi in Italia sono obbligati ad avere il Codice Identificativo Nazionale (CIN), introdotto dal Decreto Anticipi (D.L. 145/2023). Si tratta di un codice alfanumerico univoco assegnato a ogni singola unità immobiliare destinata alla locazione turistica, e la sua assenza espone a sanzioni molto pesanti.
Perché è stato introdotto il CIN
Il Codice Identificativo Nazionale serve a censire le strutture ricettive extralberghiere sul territorio nazionale, contrastare l'evasione fiscale nel settore degli affitti brevi e garantire la tracciabilità delle strutture per le forze dell'ordine. Il Ministero del Turismo ha creato la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR) a cui i proprietari devono registrarsi per ottenere il codice.
Come si ottiene il CIN
Il CIN si richiede tramite il portale BDSR del Ministero del Turismo (bdsr.turismo.gov.it), accedendo con SPID o CIE. Il proprietario inserisce i dati dell'immobile, carica la documentazione richiesta e riceve il codice in formato digitale. Il processo è gratuito e interamente online. In alcune regioni che avevano già un codice regionale (CIR), questo viene integrato nel sistema nazionale.
Obblighi legati al CIN
Il CIN deve essere: esposto fisicamente all'ingresso dell'immobile (targa visibile dall'esterno); indicato in tutte le inserzioni online (Airbnb, Booking.com, sito proprio, ecc.); comunicato alle piattaforme OTA. La mancata esposizione comporta una sanzione da 800 a 8.000 euro. La mancata indicazione nelle inserzioni comporta una sanzione da 500 a 5.000 euro a carico della piattaforma. Il CIN è personale all'immobile e rimane valido anche in caso di cambio di gestore o property manager.
Come ottenere il CIN e come usarlo correttamente nelle inserzioni Airbnb
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